Luigi Squarzina

Recondite armonie (1940)

Benedetto l’articolo femminile che si tende a criminalizzare e a eliminare, e non parliamo del gli ormai d’obbligo al posto del le, onde si dovrà leggere: <<appena chiusa la porta, Paolo gli baciò la bocca>>. Ben lontani da questi imprevedibili progressi della parità sessuale, noi della B ci sentivamo orgogliosi di avere in classe “la” Della Rocca e “la” Zambelli, riconosciute come le più belle di tutto il Ginnasio. Nella V B io ero piovuto nel 1934, scendendo da Como, quando mio padre, dirigente confindustriale, era stato chiamato a capo degli industriali minerari e del marmo, settore a quel tempo importantissimo. Abitando (in affitto) al terzo piano del palazzo Gentiloni all’angolo di piazza San Bernardo, neanche dieci minuti a piedi da via Sicilia e un ottimo tram, ero stato iscritto al Tasso. Che fosse l’istituto classico numero uno della capitale lo scoprii subito senza tremore. L’aula era grande, per venticinque/trenta ragazzi, con i banchi su tre file, in salita. Gli ultimi banchi, in uno dei quali capitai all’inizio, erano molto alti. La cattedra stava su una piattaforma. La porta del corridoio era accanto, sulla destra. A sinistra i finestrini, ma la novità vera era che le classi erano miste, una sorpresa per me che venivo da un ginnasio privato comasco con classi maschili e femminili. La mia timidezza, o riserbo da romagnolo, e la difficoltà di ambienti sia in città che a scuola mi impedirono lì per lì di farci molto caso; il problema era semmai il rapporto con i compagni. Questo ghiaccio non si ruppe finché non mi si avvicinò Vittorio e attaccò discorso: un evento; lui era il primo della classe e la sua amicizia era la più ambita, ma di amici veri non ne aveva, come me, nonostante fosse “romano” da parecchi anni. Così mi si sciolse dentro il nodo del nuovo venuto e potei guardarmi attorno come per la prima volta. “La” Della Rocca e “la” Zambelli stavano al primo banco della fila del lato della porta, bionda una (o castana?) e bruna l’altra, collegate da una qualche “recondita armonia – di bellezze diverse” come quella da cui si era fatto incantare Cavaradossi e della quale non sapevo ancora niente. A tredici/quattordici anni non ero mai stato innamorato, il sesso era tabù, uno scrigno sigillato. A far saltare il chiavistello provvide come succede, un compagno dei banchi alti, tal M., romano, non alto, tarchiato, un po’ riccio, con dei labbroni tumidi, totalmente disinibito. Io ancora non avevo amici: una mattina, riparati come eravamo dalla spalliera sotto di noi, estrasse con cura dai calzoni di fustagno ( si usava molto il fustagno, io non lo portavo; anche nelle famiglie benestanti i ragazzi avevano due vestiti, ripeto due, uno per l’estate e uno pesante per l’inverno) estrasse , dicevo, lentamente, un affare di dimensioni che mi parvero, e anche adesso nel ricordo mi paiono notevolissime, tali da giustificare il compiacimento con cui M. lo esibiva. Mi mormorò che la cosa piaceva “alle ragazze” alle quali, a sentir lui, ogni tanto faceva in modo di mostrarsi. Si sa che un po’ tutti da adolescenti ci siamo trovati alle prese con esibizioni del genere, e di solito l’altro ci sembrava più dotato. Lassù, negli ultimi banchi, l’esibizione si ripetè; poi, non si seppe come né perché, M. sparì dalla classe in cui era forse il primo nelle misure e nella spudoratezza ma certo l’ultimo in profitto. Una scomparsa altrettanto inspiegabile, ma stavolta dolorosa per me, si sarebbe verificata anni dopo, al liceo. Il mio compagno di banco (soltanto nell’ultimo anno del liceo Vittorio e io sedemmo vicini, prima eravamo fagocitati, l’uno e l’altro, da compagni desiderosi di copiare) si chiamava Oblonsky, lo voglio scrivere per intero, e dapprima non fu ammesso alle ore di religione, poi non venne più per niente: era israelita. Tornando in IV B, la mia mente si era rifiutata di associare quelle ragazze, e in genere tutte, alla vanteria del superdotato, e continuavo a guardare “la” Della Rocca e “la” Zambelli con occhi ammirati e appassionati, sostanzialmente puri. Contatti ce n’erano pochissimi, anche a ricreazione, i maschi stavano da una parte e le femmine dall’altra. C’erano però “le botte”. Qualche volta, a metà ricreazione ci prendevano a cartellate in aula, nella parte anteriore vicino alla porta. Non c’era più la vigilanza del professore e lottavamo anche fra maschi e femmine finendo perfino per terra. Io ricordo bene una volta che finii addosso “alla” Della Rocca e “le” tenni spalancate per un lungo attimo le braccia nelle maniche del grembiule nero (il liceale di oggi, ben più scafato, dovrebbe scrivere “gli tenni”?). Dopo, ci si ricomponeva senza conseguenze. Particolarmente

Giulio Andreotti

L’affettuosa solidarietà di compagni e professori (1937)

Al primo anno di liceo (1934-35) è legato il ricordo della affettuosa solidarietà avuta dai compagni e dai professori in un evento familiare terribile: la morte della mia unica sorella, diciottenne: la loro presenza al funerale fu di grande conforto, in particolare per mia madre.
La sezione C era poco numerosa; e se questo comportava interrogazioni frequenti, consentiva una facile conoscenza reciproca senza quei sottogruppi che talvolta divengono fazioni. Della qualità di alcuni dei docenti avrei capito lo spessore in seguito, attraverso gli anni. Senza voler fare graduatorie non posso non mettere in evidenza il professor Spinelli (latino e greco) che ci dedicava attenzioni particolari, invitandoci a rotazione in casa sua in via Piediluco, anche per aiutarlo a riordinare la sua biblioteca, ma per parlarci della vita in generale. Aveva precedenti di scarsa adesione al regime e nel corso di una gita scolastica a Paestum ricevemmo tante feste da un ex deputato che era che era in quella provincia come confinato. Non allineato era il professore di storia e filosofia Aldo Ferrari, valoroso combattente della prima guerra mondiale che fu arrestato durante la Repubblica Sociale e si uccise in carcere. Di alto livello scientifico era il prof. Emilio Pasquini; per fortuna il voto in fisica faceva media con quello in matematica, ed io – deboluccio in quest’ultima – ero a posto. Giovanissime le professoresse di storia dell’arte (Nava) e la supplente di chimica (Saraz).
Dopo un’iniziale difficoltà di approccio instaurarono con noi un rapporto molto costruttivo.
Forte memoria l’ho anche dei presidi. Eliseo Grossi era un ciociaro bonario, molto umano e attento a non creare privilegi per gli alunni speciali (= i figli di Mussolini) dando a tutti noi una notevole libertà, come ad esempio la possibilità di “squagliarci” durante l’ora di ginnastica.
Andammo in molti spontaneamente al suo funerale, al termine del quale Spinelli pronunciò un elogio funebre commosso: << A te non il pagano vale, ma il cristiano a Dio>>.
Subentrò Antonio Amante, un tipo umano completamente diverso, ma egualmente di buona stoffa.
Quando prendemmo la licenza liceale ci inviò a casa un cartoncino di saluto con una “vigorosa stretta di mano”.
Ma gliene incolse perché il giornale universitario <<Roma Fascista>> gli dette una bacchettata richiamandolo al saluto obbligatorio. Non mi risulta che prese il lutto per questo.
Con qualcuno dei compagni di liceo abbiamo conservato a lungo amicizia e frequentazione. Con uno di essi continuo a vedermi nei giorni di festa. Siamo nonni; abbiamo attraversato tante vicende ma qualche momento del liceo compare sempre nelle nostre conversazioni.
Purtroppo siamo rimasti pochissimi in vita.
Quando sento parlare di riforme e controriforme scolastiche penso alla mia esperienza giovanile e sono sempre più convinto che gli schemi delle leggi sono importanti, ma quel che conta davvero nella scuola è il clima che si respira, una disciplina non ottusa, e la disponibilità dei professori ad insegnare veramente.

Giorgio Blais: Un Alpino “Amico del Tasso”

La mia Sconsiderata Passeggiata.

Dal Piemonte alla Sicilia, a piedi lungo i sentieri d’Italia, per celebrare l’unita’ del nostro Paese.
In occasione del 150mo anniversario dell’unita’ d’Italia, siamo sicuri di fare cosa gradita ai nostri Soci pubblicando nel nostro sito il diario di viaggio di questa notevole avventura intrapresa da Giorgio, generale degli alpini ed ex allievo del nostro Liceo.

I Tassi dai De benedetti per Ugo

Siamo al 14 di marzo del 2010 e non so quante volte in pessimo aspetto ho scritto questo incipit del racconto della festa che è l’incontro con Ugo Fragapane per sentirlo parlar di musica.

Siamo molti, una trentina ma Rosanna ha trovato una sedia per ognuno e Ugo è sempre più simile ad un poeta biblico assorto sul suo sgabello al posto di manovra.
Enuncia con molta semplicità che per raccogliere le venti canzoni in gara per il Festival di SAN ROMOLO unica edizione ha ascoltato 450 composizioni coprendo un periodo che va dal ‘200 al’400.
Le ha scelte con amorosa cura e ora ce le propone con brevissime introduzioni e scheda per votarle.
Lento lavorio di comprensione da parte dell’uditorio decisamente perplesso e si comincia…
Come sempre con Ugo per quel che mi concerne l’incantesimo arriva subito. Dopo la prima, “Palestina Lied”un canto marziale tedesco fino allo stremo, forse crociato o così mi piace pensarlo minaccioso e triste ad un tempo, insomma bellissimo che è piaciuto a pochi perché troppo Werhmacht come ha sussurrato la Doni ma che io ho votato con il massimo, Ugo ha sgranato le altre diciannove con alterne vicende di successo.
Io la gente, anche la più amata come gli amici del Tasso, evidentemente la capisco poco perché l’altra canzone che mi ha rapito cioè adire la spagnola “Sañora Porfìa” uno struggente ma virile lamento del Moro archetipico che vede avvicinarsi le implacabili insegne cristiane nelle pianure spagnole. Moschee bruciate, minareti travolti e La Vergine Maria trionfante alla testa dei vincitori, ha lasciato tutti freddini.
La vittoria,coerentemente, è andata all’ultima canzone del ‘700 devo dire deliziosa con titolo inglese “To the Mountains” che, per dirla con una conduttrice del terzo programma RAI che sostiene di occuparsi di musica alle sei del mattino, ORECCHIEGGIAVA Mendelsshon. Il compositore era un benemerito Boemo.
Tutte le altre, si è capito subito, bastava sentirle per la seconda volta e amarle ,sempre nel mio modo eccessivo e inappellabile.
Comunque quello che conta è che Ugo è fresco come una rosa e che è nostro assoluto diritto aspettarsi da lui ulteriori e indicibili meraviglie.

Pina Salvatori

14 Marzo 2010

Dedicato a M. Adelaide Garaguso di Porto: Qualcosa di Personale

ginnasio1bGiorni fa è venuta a mancare M.Adelaide Garaguso, per lunghi anni Professoressa al Liceo T.Tasso. Chi come me l’ha avuta come Professoressa la ricorda con l’affetto dovuto ad una insegnante brava e paziente e nello stesso tempo seria e severa. Aveva superato i cento anni di età e solo ora mi rendo conto che quando negli anni 46-47 e 47-48 l’abbiamo avuta come Professoressa di materie letterarie al Ginnasio non aveva ancora quarant’anni, ma la sua autorevolezza e serietà ce la proiettavano già come una figura consacrata e mitica, ancora più avvalorata dalla sua caratteristica “frezza bianca”. Era un’amica di famiglia o meglio era molto amica di mio padre con il quale era complementare nell’insegnamento nella sezione C, nel senso che ognuno di loro due portava a termine un biennio del Ginnasio. Mio padre aveva fortemente voluto che scegliessi la sezione C proprio perché, così diceva, “la Sig.ra Adelaide mi avrebbe insegnato cose che non ci sono nei libri”. Il primo giorno di scuola della IV° ginnasio lei mi chiamò da parte e con dolcezza ma con altrettanta determinazione mi apostrofò “non credere che poiché sono amica di Michele, tuo padre, avrai un trattamento privilegiato, al contrario avrai un doppio controllo: se a scuola le cose non vanno bene a casa ne saranno subito informati.” In realtà rimasi subito ben impressionato dal suo sistema di insegnamento, colto, reale ed essenziale. Non avevo una grande fantasia e lei mi suggerì argomenti di riflessione e di interesse che sono entrati a far parte del mio patrimonio culturale ed anche umano. Certamente questo era l’aspetto più profondo della sua personalità e del suo insegnamento. La vicinanza e l’affetto per il marito, un medico bravo e generoso, la rendevano consapevole delle sofferenze e del malessere sociale. Aveva sofferto insieme a lui la scellerata avventura della discriminazione razziale e ne era riuscita arricchita e più forte. Io credo che aldilà dei suoi innumerevoli ed encomiabili meriti didattici conquistati con saggezza e pazienza nei riguardi di studenti spesso poco attenti, ella considerava l’insegnamento come una missione umanitaria finalizzata a mettere in luce capacità spesso non evidenti ed amava ripetere che in ospedale ci vanno quelli malati con un avvicinamento fra malati da curare e studenti con qualche carenza. Nel nostro percorso didattico dal IV° al V° ginnasio la ricordo più rispettata che amata, ma, nessuno di noi ha mai accennato a comportamenti ingiusti o autoritari da parte sua: se prendevamo 4 o 5 voleva ben dire che l’avevamo meritato e sapevamo anche che ci sarebbe stata data l’opportunità di riparare. Ricordo quegli anni come si ricordano gli anni dell’adolescenza, un po’ spensierati e un po’ malinconici, con la scoperta di valori veri, in cui si fanno amicizie che restano e che contano, il ricordo va a Peppe Pagano, a Giorgio Gargano, a Mario Contaldi, ai compianti Luigi Sandulli, Vittorio Genovesi e Guido Moriondo, amici cari con i quali era sempre occasione di festa ritrovarsi. Al termine del V° ginnasio, siamo a luglio del 1948, ho perso mio Padre e al suo funerale incontrai una Garaguso non più Professoressa ma amica, commossa e partecipe. Mi abbracciò dicendomi, tuo padre era un grande e insostituibile amico, cercherò di sostituirlo se ne avrai bisogno nel proseguo dei tuoi studi. Ne ho fatto tesoro e quando al Liceo, qualche anno più tardi, zoppicavo in qualche materia letteraria ricorsi a lei per consigli che mi aiutarono molto a superare le difficoltà del momento. La mia famiglia è rimasta a lungo legata alla famiglia della “Garaguso” sempre così generosa ed affettuosa. Mio fratello Lello giovane medico fu aiutato nei primi passi della pratica medica dall’esperienza del Dott. Di Porto con il quale condivideva oltre che la pratica medica anche l’impegno sociale e, mia madre nella sua dolce semplicità si rivolgeva spesso a Lei per qualche consiglio per gestire quei suoi 5 figli in anni per noi difficili. Vorrei chiudere questa pagina di ricordi immaginando più che sperando che nella nostra scuola ci siano ancora tante, tante “Professoresse Garaguso”!

Mimmo Misiti

Roma, 30 maggio 2009

Da un’amica del Tasso.. Dall’Australia

Dopo il sollecito via mail di Aldo Licastri, Margaret Baker Genovesi scrive su come vada la sua vita in Australia. Riportiamo qui di seguito la sua email.

Questa mail mi e’ arrivata praticamente all’anniversario di quella meravigliosa serata in cui mi avete salutata dicendomi ‘arrivederci’ (mai addio!) Difatti, martedi’ prossimo, 30 settembre, fara’ esattamente un anno che sto qui. Mi sembra impossibile: i ricordi romani sono indelebili, e’ chiaro, ma mi sembrano anche recenti! Quest’anno e’ stato un anno paragonabile a quello remotissimo, il mio primo anno in Italia, in quanto c’erano tante cose diverse con cui familiarizzarmi, tante reata’ diverse cui abituarmi. Naturalmente e’ stato piu’ facile di allora – non c’era la difficolta’ iniziale della lingua (mi ricordo che nei primi tempi a Roma tornavo a casa dopo una giornata passata fuori con la testa che mi rimbombava!) – ma c’erano lo stesso tante impressioni nuove ad assalirmi. E tanto lavoro! Non so quanti di voi abbiano emigrato (o si dice siano emigrati?) da un continente all’altro: io l’ho fatto due volte. Non e’ facile, vi assicuro. Ma adesso posso dire che ho ritrovato la mia patria di prima, senza perdere quella acquisita. Ne ho due – sono fortunata. Comincio col descrivere dove abito e come: (penso di avervi detto che avevo gia’ acquistato l’appartamento mentre stavo ancora a Roma, e questo ha facilitato il mio inserimento fisico nella citta’.) Il quartiere si chiama New Farm, potete trovarlo se volete su Google Earth; e’ bello, tranquillo, alberato. E’ un quartiere considerato ‘inner city’, ma residenziale, senza la confusione che il centro comporta. A casa mia si sente il canto degli uccelli, che adesso che e’ primavera qui, stanno nidificando nel giardino dietro la casa (dove c’e’ una piscina.) C’e’ pure una famiglia di waterdragons – lucertoloni (innocui) che assomigliano a dinosauri in miniatura, ma loro non emettono rumori. E se ne fregano di noi – sono loro gli abitanti originali di questo terreno, e stanno li’ al sole con aria di superiorita’. La casa si rivela perfetta per le mie esigenze; e’ grande per una persona, comoda. Ci sono solo sei appartmenti in questo palazzo, e i vicini sono uno piu’ carino dell’altro, pronti ad aiutare, se no discretissimi. Il trasporto pubblico funziona, gli autobus marciano normalmente in orario, poi a trecento metri c’e’ una fermata dei catamarani (chiamati qui col nome divertente di CityCats): simpatici mezzi di trasporto fluviale, tant’e’ vero che ho deciso di non comprare una macchina, ma di servirmi del trasporto pubblico e dei tassi’, come da anni facevo a Roma – atteggiamento ecologicamente positivo, converrete! e reso possibile dalla vicinanza di casa mia con il centro della citta’. Le passeggiate nei dintorni si fanno attraverso zone verdi costeggiando il fiume, oppure addirittura sopra il fiume, su una passerella galleggiante per pedoni e ciclisti che segue il percorso del fiume per parecchi chilometri: arrivo in centro in una mezz’ora, camminando sopra l’acqua – non esattamente come Gesu’, ma con vivo piacere: il fiume e’ largo, maestoso, bello. L’aria e’ pulita, ed e’ magico verso la sera quando il sole tramonta dietro la City e le luci cominciano ad accendersi nei grattacieli dall’altra parte del fiume. Avrete capito che il fiume e’ un elemento magico nella vita mia, e in quella di tutta Brisbane, del resto. Per i primi mesi mi sono mossa pochissimo nel mondo della musica: a dire il vero, ho finito ogni giorno stanchissima (ahi, le scatole! ahi, la sistemazione di tutto!) ma da qualche tempo mi sono arrivate proposte interessanti e piacevoli. Qui fanno tanti concorsi di canto, e sono gia’ stata in giuria di quello piu’ importante per la musica vocale da camera (ricorderete, forse, che questo e’ un campo che mi ha sempre interessata), e altri ancora sono in programma per il futuro, a Sydney e Melbourne, non solo a Brisbane. L’anno prossimo si prevede una collaborazione piu’ stretta con il Conservatorio qui. Percio’ posso considerarmi reinserita nella professione, e questo mi fa piacere: non mi sentivo pronta per la pensione. Mi sono iscritta nel’AIRE, e ho regolarmente votato nelle ultime elezioni, ma finora non ho trovato modo di frequentare la comunita’ italiana, e questo mi dispiace – salvo una serata natalizia, dove si e’ esibito il Coro Verdi, che festeggiava i cinquant’anni dalla fondazione, e in cui cantavano alcuni tenori che erano membri sin dal’inizio. Serata bellissima e commovente. Adesso che questo primo anno, dedicato soprattutto al mio inserimento qui, e’ passato, dovro’ darmi da fare. E voi? I piani per la ‘capatina in Australia’, a che punto sono? Non vorrei avere tracciato un quadro troppo positivo – i problemi economici e sociali ci sono anche qui – ma e’ un bel posto, e vorrei vedervi qui un giorno. Datevi da fare! Beh’, avete voluto che Una Socia Vi Scrivesse. Siete autorizzati a tagliare, ad accorciare quanto volete di questa mia missiva, ma scrivendovi ho avuto la sensazione, bellissima, di esservi molto vicini.

Un abbraccio da lontano, e con tanto affetto Margaret.

Il saluto di Elena Doni a Luciano Caglioti

Cari amici, e’ con grande piacere che do il benvenuto al prossimo Presidente che guidera’ l’Associazione a partire dal prossimo autunno: Luciano Caglioti, professore di chimica e prorettore all’Universita’ di Roma La Sapienza, collaboratore di vari giornali e autore di libri di divulgazione scientifica. In questi due anni di mia presidenza ho cercato di dare all’Associazione due direttrici di marcia: una, gia’ nota a tutti noi e praticata sempre con successo, consiste nell’offerta di uno svago intelligente: visite guidate, viaggi, conferenze. Le visite hanno riguardato come sempre musei, mostre d’arte, monumenti e sono state organizzate da Giuliana Romanelli, Flora Raspa e Paola Pesci con la collaborazione di Teresa Calvano Regista dei viaggi e delle cene sociali e’ stata invece Bianca Maria Pennino, insuperabile nell’ottenere la migliore offerta per il minor prezzo. Tra le conferenze che hanno avuto maggior successo ricordo quella sull’Antartide, organizzata con la collaborazione del prof. Carlo Ossola del Museo Nazionale dell’Antartide di Genova, e quella su “Immagini dallo spazio, parole dal tempo”, uno straordinario collage multimediale curato dall’ex-allieva prof.ssa Sandra Simonelli , dalla prof.ssa Rossella Casalino e dal prof. Marco Vincenzi. L’altra direttrice di marcia e’ stata invece quella che ci viene richiesta dal nostro statuto: concorrere alla riqualificazione e rivalutazione della scuola pubblica e fornire orientamenti agli studenti per inserirli al meglio nel mondo universitario. E’ stato cosi’ deciso di organizzare un concorso per una ricerca scientifica, che si concludera’ nel prossimo anno scolastico e di premiare gli alunni piu’ meritevoli di quest’anno, proseguendo nell’iniziativa nata durante la precedente presidenza di Gianfranco Santese. Quest’anno abbiamo attribuito 15 targhe nominative con il rilievo della Quercia del Tasso. Di seguito potete leggere i nomi dei ragazzi premiati, tutti reduci con ottime classifiche da incontri nazionali come le Olimpiadi della Matematica o il Certamen Ciceronianum (e talvolta a piu’ di uno in discipline diverse). Sempre in materia di “riqualificazione e rivalutazione della scuola” abbiamo, nel corso della mia Presidenza, fatto dono alla scuola delle tende per l’Aula Magna: grandi tende in velluto ignifugo (le normative di sicurezza avevano eliminato quelle precedenti) che hanno notevolmente contribuito a migliorare l’acustica dell’ambiente. Le abbiamo “collaudate” in occasione della Festa del Ventennale, come potete leggere in altra parte del sito. Qualche giorno prima della cerimonia della premiazione, avvenuta nell’ultimo giorno di scuola, c’era stata la nostra Assemblea al termine della quale abbiamo rivolto un saluto e consegnato un regalo al Preside Achille Acciavatti, che ci ha sempre dimostrato stima e disponibilita’ a collaborare e che va ora in pensione: una stampa antica in cui e’ rappresentata Villa Ludovisi, la splendida costruzione circondata da un parco che fu distrutto per far posto al Quartiere Ludovisi dove oggi e’ situato il Tasso.

Tutte queste iniziative sono state rese possibili grazie alla collaborazione di vari Amici del Tasso, che in vario modo concorrono a tenere in vita l’Associazione. Tra i tanti vorrei ricordare: Alessia Tedeschi, la nostra tesoriera, Giorgio Signani, rigoroso controllore del flusso dei soci, Salvatore Condoluci che cura la comunicazione, redigendo tra l’altro il programma che ricevete ogni due mesi e tenendo in vita il nostro sito, Mimma De Luca e Beppe Pagano che hanno collaborato con Santese nella selezione dei ragazzi da premiare. E’ stato realizzato un bel DVD della Festa del Ventennale. Chi lo desidera puo’ richiederlo.

Rileggendo i vecchi diari

Rileggendo dei vecchi diari ho recuperato parte del copione degli spettacoli degli studenti del Tasso. Torquato’62 era uno spettacolo di varieta’, con la regia di Ettore Carettoni allora ex alunno del Tasso. Nonostante non avessi nessun ruolo nello spettacolo, non so perche’, ero una delle poche persone che Ettore non buttasse fuori a pedate, al grido di “Fuori gli intrusi!” percio’ avevo seguito quasi tutte le prove e avevo imparato a memoria tutte le parti. Questa memoria da elefante mi permise di sostituire Silvia Carandini che si ammalo’ prima delle sepliche serali. Il cast comprendeva alunni ed ex alunni, tra cui Nino Di Virgilio che scriveva, leggeva e commentava poesie surreali, come in seguito avrebbero fatto Arbore e Boncompagni in “Alto gradimento”, Daniela Quarta e Stefano Dorato cantavano canzoni scritte da loro, tra cui la mitica “Domitilla” e “Vermi e fantasmi” meglio nota come “I vermicelli”; Stefano Dorato con Massimo Oldoni e Gianni Epifani formavano “Il Trio dell’Arciduca”, che suonava dei blues; il gruppo di Piero Fontana (batteria), Giorgio Carnevali (chitarra) e Massimo Oldoni, suonava una versione twist del “Tango delle capinere”. Franco Fusco, simpaticissimo ragazzo con una “erre moscia” incredibile che spariva soltanto se parlava rovesciando la testa all’indietro, si rivelo’ un presentatore divertente e disinvolto. La mia ammirazione andava soprattutto a Vittorio Termini e Enzo Pantanella, che suonavano in modo perfetto Apache e The stranger degli Shadow. Tra una chitarra e l’altra Lucio De Lellis, leggeva le poesie di Pre’vert e i fratelli Domenichini suonavano all’armonium Ciribiribin e un altro pezzo di cui non conosco il titolo ma che non ho mai dimenticato.

I Tassi a casa De Benedetti

Sabato 26 Gennaio

E’ tornato Ugo Fragapane dopo due anni che non ci parlava di musica. Siamo una vera folla, come era prevedibile. Anche una mezza dozzina di imbucati, o di più? Ugo è come di cristallo con robuste venature di pietra. Ci parlerà dell’arpa. L’arpa e Ugo, due nomi brevi. Chi sapeva quanto questo strumento ingombrante, visibilissimo, intrasportabile (solo per gli ignoranti dei carciofolà – arpisti nomadi ndr), arcangelico per definizione, assegnato da sempre alla femmina, ma glorificato soprattutto dagli autori maschi e dal supremo maschio esecutore Nicanor Zabaleta, fosse un pilastro dell’estasi musicale?
Abbiamo ascoltato brani di musiche totalmente ignote, sentito Ugo parlare con familiarità di personaggi e autori mai conosciuti e appreso molte, moltissime cose.
Il flauto e l’arpa, amanti sediziosi, il diavolo e l’acqua santa, Pan e l’Angelo dell’Annunciazione, Debussy, Debussy, Debussy! L’unico noto oltre Mozart e poi un diluvio di nomi nuovi e di musica celestiale sensu strictiori.
La salita verso l’ignoto arpistico culmina con tale Ravenscroft, un inglese che ha arpeggiato un inverosimile favoletta su un ranocchio innamorato di una topolina e complicato la vita di un gatto e un ratto. Ugo serio.
Dopo il rinfresco, a sorpresa, la storia di Viggiano dei viggianesi e i bambini ciechi, una storia per certi versi cupa e angosciante. Una storia di mendicità e di arte, di piccole deformi arpe quadre attaccate al collo del suonatore che presentavano, elemosinando, tarantelle e quadriglie. Storie di vecchi, ritrovate con il solito metodo misterioso di Ugo, che trova sempre l’ago nel pagliaio. Ma è l’ago che si mette a brillare quando lo vede. Come i nostri occhi.

Grazie Ugo.

Pina Salvatori

Un festoso arrivederci a Margaret Baker Genovesi

“Lo sai che Margaret ha deciso di trasferirsi definitivamente a Brisbane, in Australia alla fine di questo mese?” Chiacchieravo con la mia vicina di divano durante uno dei tanti incontri tra amici, nella ospitale casa di Elena Doni; la conversazione era vivace, in giro, ma la notizia fu subito captata e fu un susseguirsi di domande e di richieste di dettagli. ” E’ cosi’. Forse ha sentito il richiamo delle radici dopo tanti anni; la saluteremo, noi amici storici del marito, in una cena allegra, per darle un arrivederci ” E subito arrivarono richieste di potersi unire all’incontro. Margaret gode di larga popolarita’ in Associazione; le sue conversazioni in casa Capon ed in Aula Magna durante le quali avevamo potuto apprezzare la sua simpatia, la sua cultura di musicologa e le sue doti di affabulatrice, hanno lasciato il segno. E’ stato mio compito organizzare la serata; i dieci amici della 3C 1951 (si,1951!) desiderosi di salutare Margaret al ristorante La Campagnola la sera del 19 settembre, erano diventati ventisei. Ventisei ex allievi del liceo Tasso. Consentite, a questo punto, che io mi abbandoni, solo un poco, ai ricordi: sono stato per tredici anni vicino di banco e poi collega all’Universita’ di Vittorio Genovesi, marito e compagno di vita di Margaret, loro testimone di nozze ed amico fraterno. Vittorio e’ scomparso, prematuramente, nel 1997 ed era presente in spirito, quella sera. Non tutti, tra gli intervenuti, sapevano la storia della vita di Margaret; conclusa la cena, le fotografie ed il brindisi, la abbiamo pregata di parlarcene. Sapevamo che valeva la pena ascoltare. E’ la storia di una bambina che viveva a Brisbane, in Australia, che vinceva concorsi di canto per l’infanzia e che aveva in mente un sola cosa: “Cosa vuoi fare da grande, Margaret?” “Studiare canto ed andare in Italia…” Detto e, dopo una ventina di anni, fatto. La ragazza Margaret si imbarca per l’Italia e dopo un avventuroso viaggio in nave di quattro settimane approda nella Roma del 1956. Non conosce nessuno e deve naturalmente mantenersi: lezioni di inglese al Mary Mount e l’italiano che migliora rapidamente. Un inciso: adesso lo parla, lo scrive e lo legge come noi, congiuntivi inclusi. E poi: un periodo di studi e perfezionamento all’Accademia Chigiana in Siena dove incomincia a conoscere e a farsi apprezzare da persone importanti dell’ambiente musicale. Inizia la carriera artistica con specializzazione indirizzata alle opere del periodo barocco ed anche di autori classici moderni, un repertorio non facile e raro per intenditori. Applaudite esibizioni e notevole anche la relativa discografia. La vita prosegue, conosce Vittorio Genovesi e lo sposa felice: un matrimonio basato sull’amore, il reciproco rispetto e la comprensione, interrotto dalla avversa sorte. Negli anni della maturita’ Margaret si dedica all’insegnamento: cura il perfezionarsi della tecnica di giovani cantanti e ne porta molte al successo e all’affermazione. Fa parte, in giro per l’Europa, di parecchie commissioni di concorsi di canto lirico. Ecco, questa e’ stata la vita di Margaret in Italia, come l’ha ricordata lei e alcuni amici che le vogliono bene, quella sera alla “Campagnola”. E’ stato un arrivederci festoso e commosso, una serata di allegria e di amicizia. E voglio concludere appunto con le parole che Aldo Licastri, nostro presidente dei garanti e fondatore dell’Associazione, ha indirizzato a Margaret : “Noi, Amici del Tasso, che coltiviamo l’amicizia nata sui banchi di scuola, abbiamo verificato con te che il nostro messaggio ha superato i confini scolastici, forse anche grazie al nostro amico e compagno Vittorio Genovesi”

Giuseppe Pagano

Pubblichiamo un estratto della lettera recapitata a Elena Doni con il commento di Margaret sulla serata:
“Mi e’ difficile esprimere fino in fondo l’emozione che ho provato quella sera in cui con tanto affetto voi tutti mi avete festeggiata. Non avrei mai potuto immaginare che vi sareste presentati cosi’ numerosi, cosi’ affettuosamente vicini a me e – lasciatemelo dire – cosi’ sinceramente dispiaciuti di dirmi arrivederci!. Questa sera fara’ parte finche’ campo dei miei ricordi piu’ preziosi.
Un caro abbraccio che viene dal cuore Margaret”